L'abile e seducente Kohaku

Kohaku… bella, ma non appariscente, corpo esile e capelli neri, forte ed agguerrita come una tigre! Il suo fascino lasciava su Hunter una bellissima strana sensazione.
Kohaku era sempre così attraente; vestiva pantaloni simil-pelle attillati di colore nero e un’aderente maglietta. Dietro tanta bellezza si celava una sapiente esperta in arti marziali.

Le arti marziali: l’insieme di pratiche fisiche, mentali e spirituali legate al combattimento.
Pur essendo giapponese, conosceva bene sia le arti marziali cinesi quanto le giapponesi.
Il Kung Fu era l’arte da lei preferita pur essendo giapponese, poiché racchiudeva l’insieme di tutte le arti marziali tradizionali cinesi. Iniziò a praticare la disciplina sin da bambina, presso la palestra dello zio Harry. Le arti marziali, all’interno della sua famiglia, sono state da sempre praticate con determinazione e fervore. Ogni tanto era solita ridere con i suoi colleghi citando: “ricordo ancora la prima volta che chiesi a mio zio cosa significa Kung Fu?”, ero così piccina, lo zio e il padre scoppiarono in una sonora risata, poi le spiegarono «La parola Kung Fu significa: “esercizio eseguito con abilità e maestria” »; mai avrebbero pensato che quella bambina sarebbe diventata la Kohaku di oggi.
aikido girl 800x533

Kohaku: misteriosa e affascinante.

kohaku img2  Kohaku prese ad allenarsi nel bosco. Adorava l’odore tipico del bosco: il profumo dei pini, della resina, delle foglie umide del sottobosco, l’odore del muschio e dei funghi. Ne approfittò per fare un po’ di allenamento; il costante allenamento e la sua determinazione, astuzia, agilità, erano ciò che più volte le avevano salvato la vita.
Certo che non era propriamente una bella situazione la loro, considerò, non sapevano né da dove sarebbero giunti né tantomeno in quanti.
Si stava allenando ed era madida di sudore. Il bosco, per gli allenamenti di arti marziali, era un nonsoché di fantastico; nel bosco Kohaku riusciva a unire al massimo la concentrazione con la velocità dei movimenti. D’un tratto sentì, improvviso, un rumore. Si appiattì dietro
una pianta, il suo respiro divenne lieve, non doveva manifestare la sua presenza. Ancora un tenue fruscio di foglie, sfoderò la pistola, i nervi tesi, l’attenzione massima. Sporse lievemente il viso da dietro la pianta, vide la figura di Hunter. «Che fai qui? Stavo quasi per impallinarti!» lo rimproverò lei brutalmente. «Penso che manchi ancora del tempo prima che loro arrivino» disse lui. «E allora? Dovevi restare in casa con Stevenson e Robert» incitò lei. Lui prese a guardare il giubbotto anti proiettile di lei, aperto davanti, la scollatura dell’aderente maglietta che vestiva lasciava intravedere il turgido suo seno. «Ho voglia di te» disse lui, sommessamente. «E chi ti dice che io abbia voglia di te?» rispose lei.

Si pararono uno dinnanzi all’altro, i loro occhi sembravano sfidarsi. Hunter, dalla carnagione scura, corpo robusto, possente, assolutamente non grasso ma muscoloso. Un tatuaggio si evidenziava sul braccio destro di lui. «Se ben ricordo… ti è piaciuto l’ultima volta, come anche la volta prima e … l’altra ancora» disse lui. «Siamo nel bel mezzo di un’azione» lo rimproverò lei incazzata. Non ebbe il tempo di finire la frase, lui fece un lungo passo verso di lei e l’attirò forte a sé, le prese le braccia e le portò dietro la sua schiena, lei si girò con maestria e si svincolò dalla tenace morsa. Erano uno di fronte all’altra, si stavano studiando. Lei tolse rapidamente il suo giubbotto anti-proiettile, scrollò i suoi lunghi e neri capelli raccolti, poi si lanciò verso Hunter con un balzo a gamba tesa. Hunter con una capriola la schivò, lei riprese posizione, si stavano fronteggiando; lui schivò alcuni suoi colpi, Kohaku era così veloce con le mani, lui non lo era di meno. Schivando un suo fendente la prese per un braccio e lo girò sulla schiena stessa di lei, poi rigirandolo nuovamente, per non farle male, la gettò a terra e si lasciò cadere sopra di lei.
Lei si svincolò, con un forte colpo di reni allungò le sue gambe, lo fece ricadere all’indietro ribaltando la situazione: adesso era lei sopra di lui. Lui la guardò: bella, radiosa come sempre.
Con un fulmineo gesto le strappò la maglietta così troppo aderente, i suoi seni erano bellissimi. Lei si chinò su di lui. Lui prese a mordicchiare il suo seno. Si rotolarono nel prato, erano sempre stati così i loro incontri amorosi, così… audaci, aggressivi…? Ma dolci. Un amore assurdo, lui di New York, lei di Miami, entrambi agenti speciali della National and Intercontinental Security Service and Crime; gente come loro non poteva avere legami, non poteva amare, il semplice “amare” avrebbe potuto mettere a repentaglio la vita stessa della persona amata. Amare… Amore… si amarono.